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La Donna del Futuro: da Valentine de Saint Point a Edda Ciano – 3 Parte

La Donna del Futuro: da Valentine de Saint Point a Edda Ciano – 3 Parte

Edda Mussolini, più comunemente conosciuta come Edda Ciano dal cognome di suo marito, figlia primogenita del Duce che sposò il Ministro degli Esteri e gerarca fedelissimo di Mussolini con prospettive di divenirne il delfino, si può dire che visse una vita improntata alla velocità e all’impeto tanto cari ai Futuristi, lanciando una sua “sfida alle stelle”, come quando svolse l’attività di crocerossina oppure quando cercò con ogni mezzo di salvare il marito condannato a morte dal padre per averlo tradito nel momento in cui il 25 luglio del 1943 votò a favore della sua destituzione dal potere.

E soprattutto era una sfida futurista l’amore che provava per il padre. Estremo. Senza sconti. Totale.

Parlando di lui dopo l’esecuzione del marito e dopo piazzale Loreto disse che

«Si odia particolarmente ciò che si è molto amato, e io sostengo che lo scempio di piazzale Loreto fosse ancora un gesto d’amore. Quando hai amato moltissimo una persona – come io ho amato mio padre – in un momento così la odi».

Consciamente diceva di odiarlo per la morte del marito. Altre volte diceva di disprezzarlo per la sua debolezza. In realtà Edda Ciano è rimasta profondamente legata a suo padre. Benché pretenda d’essere stata meno toccata dalla sua fine tragica che da quella del marito, in realtà ne è stata stravolta.

In un’intervista per la Rai, fu estremamente esplicita.

«Certo volevo bene a Galeazzo, ma l’unica persona che ho veramente amato, amato d’amore, è stato mio padre.»

Un uomo difficile da amare, il Duce, occorre aggiungere. Inedita mescolanza di straordinarie passioni e di gelide indifferenze.

La relazione con il padre e il marito, esempi di quella categoria di Uomini citata dalla Saint Point, all’apparenza virilmente eroici ma con profonde fragilità, con un lato femminile ben evidente.

Una femminilità che nel padre traspare nell’amore che le trasmise per il violino facendone una buona dilettante, per la madre Rachele con la quale era solito litigare ma spesso senza lo stesso successo che aveva tra i gerarchi:

«papà poteva fare quello che voleva, su questo non si discuteva, ma mia madre no! Non poteva avere un amante! Quando i miei genitori litigavano mio padre mi metteva su una poltrona e io dovevo fare da giudice. E questa è una cosa che mi ha sempre sbalordito: perché dovevo essere io a sapere delle loro corna? È questo il comportamento che mi ha dato più fastidio, che mi ha fatto allontanare ancor più da loro. Soprattutto da mia madre, perché allora non capivo che la povera donna aveva anche lei ragione! Proprio per questo i nostri ragazzi non hanno mai sentito Galeazzo e me litigare, mai!».

E di lei Mussolini probabilmente ammirava segretamente la decisione, l’interventismo a lui molto familiare e lo spirito libero, come testimoniato anche dal marito Galeazzo nei suoi diari:

anche Edda è stata a P. Venezia e, infervorata com’è, gli ha detto che il Paese vuole la guerra e che il prolungarsi della neutralità sarebbe il disonore. Questi sono i discorsi che vuol sentire, i soli che è disposto a prendere sul serio.

Ed anche Il Duce telefona di dire a Edda di non parlare con nessuno, assolutamente con nessuno, di quanto ha visto e rilevato in Germania”. Spiegazione: il Re gli ha detto:

“Tutta Roma sa che in un ospedale tedesco c’è un operaio italiano con le dita tagliate e sa anche che vostra figlia ha energicamente protestato presso Hitler”.

Raccontando poi dei suoi amori prima di Galeazzo Ciano, ricorda quello per un ragazzo ebreo con il quale era decisa a sposarsi, ovviamente con il dissenso del padre che tuttavia riuscì a farla desistere altrimenti le avrebbe portato via la sua Alfa Romeo cabrio da due posti che adorava:

Papà scelse proprio l’argomento giusto: togliermi la macchina che adoravo.” 

Di nuovo come per i Futuristi la macchina è qualcosa di imprescindibile e simbolo sia di velocità ma anche di autonomia ed indipendenza.

Tamara de Lempicka – Autoritratto su Bugatti Verde (1929)

Giunta in Svizzera nel 1944 grazie all’amicizia strettissima di un aviatore che produsse per lei anche dei capi d’abbigliamento per i suoi figli, un allora sconosciuto Emilio Pucci, e saputa la notizia della morte del padre ne rimase così sconvolta che venne ricoverata in un manicomio svizzero finché nel 1945 tornò in Italia per essere mandata al confino nell’isola di Lipari da cui venne liberata l’anno successivo per l’Amnistia Generale.

Emilio Pucci nel suo atelier

Anche nel marito Galeazzo emergeva quel lato femminile che non lo rendeva un bruto anche se lei aveva un rapporto problematico con il sesso perché allora, a quell’età, non si sapeva quasi niente, non si parlava di educazione sessuale, mio padre e mia madre non mi avevano mai detto nulla, sebbene fossi meno ingenua di altre perché leggevo molto.

Ma un conto è leggere, un conto è la realtà e durante la prima notte di nozze con lei chiusa in bagno Galeazzo dopo un po’ bussò: «No,» risposi «io non apro. Non fare niente altrimenti vado sui Faraglioni e mi butto di sotto!». Si mise a ridere e finì in grottesco. Aprì la porta e disse: «Senti, io da te mi aspetto di tutto, soltanto vorrei sapere come fai ad arrivare sui Faraglioni». A quel punto scoppiammo a ridere.

Ma d’altra parte fu un matrimonio difficile a causa delle scene di gelosia con ceffoni da parte di lui e le sue tante amanti che dovette sopportare sin dalla sua permanenza in Cina.

Dopo la nascita del primo figlio divenne però particolarmente gelosa e s’impose di superare questa gelosia con un metodo particolarmente rude:

“Una notte uscii sul terrazzo, era ottobre e faceva abbastanza fresco, ma io ci andai in camicia da notte; restai fuori per quattro o cinque ore. «Mi piglio una polmonite» pensavo «così muoio e liquido il problema. Alle sei tornai a letto e mi dissi “Tu, adesso, da questo momento, non sarai più gelosa di tuo marito, qualsiasi cosa succeda, anche se lo trovi nel tuo letto con la tua migliore amica».

La questione delle relazioni extraconiugali del marito sembra poi rispecchiare il Manifesto della Saint Point sul ruolo della donna nel rapporto di coppia:

grazie a Dio, mio marito si innamorava quasi sempre di donne che mi stavano simpatiche. Era una fortuna, perché le prime due corna che ti spuntano ti danno fastidio, le altre non hanno più importanza se la persona non ti è antipatica.”

Ebbe altri due figli ma i rapporti con il marito non erano più continui; era solo dovere di procreare.

Cercò poi in ogni modo di salvare la vita di Galeazzo che dopotutto amava, particolarmente sì, ma amava,  senza riuscirvi.

Poi c’è l’Edda ribelle, che già alla nascita in ossequio alle idee anarco rivoluzionarie del padre venne registrata come figlia di N.N. da parte di madre, che gioca a carte e porta il due pezzi al mare. E con probabili amanti in risposta alle tante del marito.

Una donna dotata di un particolare carattere, definita stravagante ma anche di acuta intelligenza che affiora sin da bambina quando

mentre gli altri leggevano Collodi e Gian Burrasca, io leggevo Dostoevskij e Tolstoj. Ero scatenata, ero un maschiaccio, facevo cose strampalate. Saltavo da un albero all’altro; avevo anche costruito una specie di nido su uno degli alberi e andavo lì sopra a leggere i miei libri di Salgari. Io ero Sandokan e mio fratello Vittorio era Yanez. Salivo sui tetti, ci camminavo sopra, legavo una corda al comignolo e poi mi calavo per vedere sotto la piazza con i tram. Prima io e dopo gli altri. A quattordici anni fumai la prima sigaretta.

Lo stesso Galeazzo più di una volta nei suoi diari la descrive come

una ottima ragazza, ma difetta di forma e non ama la folla. Allora non è amata. Ed è un peccato perché ha grandi e singolari qualità.

Ed anche, in merito ai presunti amanti della madre: Edda, che è intelligente e spregiudicata, mi segnalò questo strano ruolo dell’ing. Pater presso sua madre alcuni mesi fa e concluse: “Effetti della menopausa”.

Acculturata ed istruita grazie anche ai suoi soggiorni all’Estero che le permisero di conoscere altre culture e visioni del mondo, come quando ricordando un discorso fatto dal Duce, Galeazzo annota: Il Discorso del Duce? Presto ancora per dire quale effetto avrà: ma è chiaro che non porta – né lo poteva del resto – elementi nuovi di fatto o di giudizio. Non sarà difficile per la propaganda inglese di controbatterlo efficacemente, anche se non si varrà della papera “dello smoking indossato dal popolo britannico per prendere il tè alle 5”. Edda è rimasta atterrita di questa gaffe (conosce gli inglesi e sa come ne rideranno!) e mi ha subito scritto una lettera perché il testo venisse nei giornali opportunamente corretto.

Edda ricollega il suo carattere alle discussioni tra padre e madre che aveva dovuto sentire ed arbitrare sin da quando aveva 15 anni: “Nel 1928 mio padre mi mandò in Tripolitania, mi fece visitare l’India, la Grecia, e tutto ciò per ripagarmi del male che mi aveva fatto. Questo spiega anche il perché tanti mi giudicano stravagante. Senza dubbio le discussioni tra mio padre e mia madre hanno influito sul mio carattere.

Poi scoppia la guerra e l’interventismo filotedesco di Edda, che cozza contro lo spirito anti tedesco e tutt’altro che favorevole alla guerra del marito, la riavvicina fortemente al padre e rappresenta quella donna descritta dalla Saint Point che si ispira alle Erinni, le Amazzoni; le Semiramide, le Giovanna d’Arco, le Giovanna Hachette; le Giuditta e le Caroline Corday; le Cleopatra e le Messalina, le guerriere che combattono più ferocemente dei maschi, le amanti che incitano.

Presta servizio nella Croce Rossa in Albania e subisce un naufragio quando la nave ospedale su cui lavorava venne affondata dagli inglesi, per poi andare sul fronte russo vicino a Stalingrado (in quest’ occasione sfidò anche la furia di Hitler che non voleva la sua presenza in area di guerra).

Fedele al suo impegno patriottico dopo l’Albania e la Russia prestò servizio come crocerossina a Monreale in Sicilia con la totale contrarietà del marito: «Ma dove vai a finire? Non ti è bastata l’Albania, l’affondamento nella baia di Valona, il fronte russo?».

«Ho cominciato la guerra a Torino con un bombardamento» avevo pensato «e devo proseguire fino all’ultimo giorno.»

In questo passo ricorda l’impegno di Marinetti nella guerra in Libia e l’ideale della donna guerriera della Saint Point.

La stessa decisione che dimostrò a Galeazzo che nei suoi Diari racconta che anche a me Edda, in partenza per Firenze, viene a fare una visita e parla di intervento immediato, di necessità di marciare, di onore e di disonore. L’ascolto con impersonale cortesia. Peccato che anche lei, così intelligente, non voglia ragionare: trovo che fa molto bene ad andare al Maggio Fiorentino, ove potrà più profittevolmente occuparsi di musica.

Edda mi fa un violento attacco accusandomi di germanofobia e asserendo che la cosa è nota ovunque, anche e soprattutto fra i tedeschi, che sanno “com’io abbia per loro una invincibile repulsione fisica”. Non capisco perché Edda se la sia presa tanto calda e chi le abbia parlato: in genere quando fa così è stata opportunamente insufflata.

Ma era dotata di quella intelligenza e di quella spavalderia ormai forgiata sul fronte che divenne presto consapevole dei limiti dell’intervento italiano anche dai piccoli segnali:

Poi c’erano troppe stupidaggini, come il divieto alle donne di portare i pantaloni. Mi ricordo che quando eravamo sul fronte russo c’erano le ausiliarie tedesche che giravano con i pantaloni, non avevano quelle palandrane che indossavamo noi. Non era possibile andare al fronte vestite in quel modo, il pantalone sarebbe stato più logico, ma papà aveva detto che le donne non dovevano portarli.” E lo disse apertamente al padre che s’infuriò ma “la guerra la facevamo sul serio. Per questo motivo pensavo d’avere ragione.”

Per Edda la guerra è estetica pura, perché come scrisse Marinetti Non v’è più bellezza, se non nella lotta, nel glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari,  e ricordando la sua esperienza sul fronte russo:

” Era notte, c’era la luna, e si vedevano i carri armati stagliarsi contro il muro come le ombre… era bellissimo! E quella è stata la fine della Germania!”

Con la fine del regime e l’arresto del marito, Edda prende in mano la situazione come fosse un condottiero e venne convocata direttamente da Hitler per un colloquio che lei sostenne in maniera franca e decisa al punto da dirgli spudoratamente in faccia :

 «Non facciamoci illusioni, la guerra è perduta, meglio tentare una pace con la Russia».

Un carattere deciso e volitivo che già Hitler ebbe modo di conoscere quando, come ricorda Galeazzo,

Edda, che ha visitato un campo di nostri operai, ne ha trovato uno ferito a roncolate alle braccia da un sorvegliante un po’ troppo brutale. L’ha detto a Hitler che è andato su tutte le furie e ha ordinato inchieste ed arresti. Il che però non cambierà il corso delle cose.

Diventa poi testimone e custode della Storia per le future generazioni quando salva i Diari del marito, sperando di utilizzarli anche come merce di scambio per evitargli la fucilazione al punto che la stessa nota editoriale della pubblicazione dei Diari di Ciano è redatta da Edda che scrive:

Questo volume dei Diari di mio marito è come il precedente, assolutamente autentico e come quello integralmente riprodotto. Nulla è stato omesso o alterato. Ho voluto che così fosse perché per una volta tutta la verità fosse detta in bene o in male e attraverso le note lasciate da mio marito, si potessero ricostruire 5 fra gli anni più interessanti della storia d’Italia e del mondo.

Valentine de Saint Point, Margherita Sarfatti, Edda Ciano. Tre donne che nelle loro diversità e nelle tante similitudini hanno declinato il pensiero Futurista nella loro vita, con tutti gli eccessi e le sconfitte ma anche con tutti gli spunti avanguardisti ed innovativi che hanno plasmato una nuova figura femminile, più emancipata e moderna, non più solo madre ed amante ma anche guerriera, padrona della sua vita, che non subisce più la Storia ma contribuisce a crearla.

Esempi ante litteram di donne di potere che si liberano dai vincoli familiari e patriarcali per raggiungere una propria dimensione autonoma ed indipendente.

Donne per cui il sesso è come gli uomini, naturale e non oppresso, che non si negano il piacere e non negano di usarlo a proprio vantaggio senza sentirsene vittime oppure offerte sacrificali.

Che sono consapevoli del loro ruolo di Creatrici di Vita e di uomini e in quanto tale Siete voi che li fate. Voi avete su loro ogni potere.

Che accettano, come disse la Saint Point, il loro lato mascolino e virile e spingono gli uomini ad accettare quello femminile.

Che sono capaci di amare alla follia, che immola o cura, fa scorrere il sangue o lo terge, è guerriera o infermiera.

Che Ritte sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!

La Donna del Futuro, che costringe il padre del Futurismo a una frettolosa marcia indietro in merito al suo giudizio spregiativo perché innegabilmente

nessuna rivoluzione deve rimanerle estranea; ecco perché invece di disprezzare la donna, bisogna rivolgersi a lei.

È la conquista più feconda che si possa fare;  è la più entusiasta, che, alla sua volta, moltiplicherà le reclute.

di Fabio Regina

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